Mantenere in vita le scuole per dare vita e speranza alle zone colpite dal sisma

Mantenere in vita le scuole per dare vita e speranza alle zone colpite dal sisma

Scuole aree cratere marche giorgia latini con ministro giuseppe valditara

Il ministro Valditara e la vice presidente della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera

Una grande giornata che dimostra come la politica può essere vicina ai cittadini, soprattutto quando si parla di situazioni difficili come quella del sisma del 2016 che tanto ha ferito le nostre Marche.

Perché una grande giornata? Perché, come hanno scritto le agenzie di stampa, è stata una giornata di rinascita per quei comuni che hanno subito prima la forza della natura e poi, troppo spesso e  troppo a lungo, l’indifferenza della politica. Oggi ad Ascoli Piceno abbiamo incontrato il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, durante una riunione coi sindaci dell’area del cratere, ospitata nella bella sala della Vittoria della Pinacoteca civica e organizzato dalla Lega Marche.
Qui puoi trovare le immagini della giornata.

Il ministro ha presentato il decreto-legge sisma, dove è stato inserito l’emendamento per la deroga alla formazione delle classi nelle zone colpite dal sisma.
La norma prevede una deroga di cinque anni per i comuni dell’area del cratere sul numero minimo degli alunni necessari per formare una classe; questo consentirà di evitare le pluriclassi e la possibile chiusura delle scuole. Sappiamo bene quanto la scuola sia un presidio vero e proprio per ogni territorio: se le scuole ci sono, le famiglie rimangono e il territorio riparte, altrimenti avremo abbandono, spopolamento e spoliazione sociale, economica, culturale.

Il ministro ha sottolineato le ingenti risorse stanziate dalla Stato per garantire più personale docente e scolastico. Da parte mia, sono intervenuta – insieme a Riccardo Augusto Marchetti commissario regionale del partito, e all’assessore regionale all’istruzione Chiara Biondi – spiegando come l’ordine del giorno presentato, di cui sono la prima firmataria, prevede che la deroga sia estesa non solo le scuole inagibili, ma tutte le scuole dell’area del cratere.
Qui trovi il servizio del TGR Marche.

Alunne avvelenate nelle scuole iraniane: nessuna istruzione per le ragazze

Alunne avvelenate nelle scuole iraniane: nessuna istruzione per le ragazze

Iran, bambine avvelenate a scuola. La notizia che le agenzie di stampa diffondono in tutto il mondo è di quelle agghiaccianti: in Iran, dove già la condizione femminile è schiacciata e oppressa in nome dei dettami religiosi dell’Islam, sono avvenuti centinaia di casi di avvelenamento di bambine e ragazze.

Le segnalazioni arrivano da Qom, una delle principali città sante iraniane, dove almeno 400 alunne sono state avvelenate nel tentativo di provocare la chiusura delle scuole femminili. A queste, si aggiungono più di 135 ragazze che sono state portate in ospedale dopo avere inalato gas tossico in tre diverse scuole nella provincia occidentale di Boroujerd. Secondo l’agenzia Irna, il 14 febbraio scorso i genitori si sono riuniti davanti al governatorato della città per “chiedere spiegazioni”.

Iran, bambine avvelenate a scuola

I casi sono iniziati sin da fine novembre 2022: centinaia di studentesse iraniane sono rimaste intossicate dopo avere inalato gas mentre si trovavano a scuola.

Gli organi di informazione internazionali riportano le dichiarazioni di Mohammadtaghi Fazel-Meibodi, docente al seminario di Qom, il quale ha detto al quotidiano riformista iraniano Shargh che un gruppo religioso estremista chiamato Hazarehgera, che ha sedi non solo a Qom ma anche a Isfahan, è probabilmente responsabile degli incidenti perché ritiene che le ragazze non dovrebbero ricevere istruzione.

Secondo denunce di attivisti sui social media, le studentesse sono vittime di una vendetta a causa delle proteste anti governative nelle scuole che si sono susseguite da settembre dopo la morte di Mahsa Amini, la 22enne di origine curda che ha perso la vita dopo essere stata messa in custodia perché non portava il velo in modo corretto. Alcuni hanno paragonato la situazione a simili episodi avvenuti in Afghanistan tra il 2010 e il 2015 quando in alcune scuole del Paese dove studentesse sono rimaste intossicate dopo avere inalato gas.

(Fonte: Agenzia Ansa)

Ansa / Terremoto: arriva la deroga al numero minimo di alunni nelle scuole del ‘cratere’

Ansa / Terremoto: arriva la deroga al numero minimo di alunni nelle scuole del ‘cratere’

Giorgia Latini deroga numero minimo alunni

(ANSA) – ANCONA, 25 FEB – Arriva la deroga al numero minimo di studenti per formare le classi nelle scuole terremotate. Il provvedimento, valido per ciascun tipo e grado di scuola del cratere fino all’anno scolastico 2028-2029, è stato inserito nel decreto Ricostruzione in discussione in Parlamento.

“Siamo molto soddisfatti, abbiamo profuso un forte impegno e siamo riusciti a trovare le risorse. Da subito ho avuto a cuore il problema del mantenimento delle classi e delle istituzioni scolastiche presenti nell’area del sisma del 2016 – dichiara il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara – ho seguito la problematica insieme con l’on. Giorgia Latini, vicepresidente della commissione Cultura, Scienza e Istruzione alla Camera, marchigiana e residente nelle zone del cratere. Questo risultato è il frutto del nostro impegno per contrastare il fenomeno dello spopolamento: abbiamo difeso la scuola, le famiglie, i ragazzi ed evitato azioni incoerenti che rischiavano di svuotare strutture innovative e sicure ricostruite con i fondi sisma e Pnrr.
“Molto presto – annuncia – visiterò le Marche per un dialogo con i sindaci e le comunità”.

Latini: Deroga numero minimo alunni, battaglia che porto avanti da anni

Per la deputata Latini si tratta di “una battaglia che porto avanti da anni, dalla mia prima legislatura in Parlamento, e poi proseguita quando ero assessore in giunta regionale, attraverso una forte sensibilizzazione anche da parte dei comuni delle Marche per far presente le ragioni dei territori, coinvolgendo oltre 80 sindaci. Abbiamo ascoltato la voce dei territori.
“È un messaggio di speranza per queste zone: è fondamentale ripartire dalle scuole e dalle nuove generazioni per combattere lo spopolamento. Ringrazio il ministro Valditara. C’era già stato in precedenza un emendamento a mia firma inizialmente agganciato alle Legge di Bilancio e poi inserito nel testo del decreto Milleproroghe con cui si chiedeva il mantenimento delle istituzioni scolastiche e delle classi nel cratere. Oggi finalmente arriva un nuovo, importante riconoscimento”.

area cratere-sisma-deroga numero minimo alunniPer il commissario della Lega Marche Ricardo Augusto Marchetti si tratta di “un segnale di fiducia per il futuro, un risultato determinante per tutte le aree colpite dal sisma nel 2016: Marche, Abruzzo, Lazio e Umbria. Con questo provvedimento abbiamo dimostrato per l’ennesima volta la nostra volontà di stare al fianco delle persone che da tempo lottano per ripartire con coraggio e sacrificio. Garantire i servizi scolastici vuole dire tutelare queste comunità. Ci siamo posti all’ascolto dei territori: il nostro obiettivo è mantenere vive queste zone”. (ANSA).

La Giornata del Ricordo, per onorare le vittime e gli esuli italiani

La Giornata del Ricordo, per onorare le vittime e gli esuli italiani

foibe-giornata-ricordo

Oggi, 10 febbraio, è la Giornata del Ricordo. Non è un termine scelto a caso, perché “ricordo” si contrappone alla voluta cancellazione per decenni dei massacri di innocenti perpetrati dai partigiani comunisti titini e italiani ai danni di altri italiani.
Una storia buia, che ancora oggi fa fatica a comparire sui libri di storia delle scuole e che vede, benché assolutamente minoritaria, storici ‘negazionisti’ che davanti alle prove innegabili (le foibe, il ritrovamento dei cadaveri), alle testimonianze, alle prive storiche, continuano a non riconoscere ciò che è avvenuto.

Possiamo dire che, ancora una volta, una certa sinistra usa la storia non come ricerca della verità, ma come strumento di condizionamento del presente. Eppure in quelle terre italiane del Nord Est si consumò una vera e propria strage e farne le spese furono migliaia di innocenti.

Non si ripetano mai più sciagure simili. Oggi ricordiamo e onoriamo le vittime dei massacri sul nostro confine orientale.
Manteniamo viva la memoria in particolare a beneficio delle giovani generazioni sulla tragedia delle foibe e l’esodo forzato, nel secondo dopoguerra, degli italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia. Sia anche un invito alla collaborazione, a combattere odio e discriminazioni per la costruzione della pace.

Foibe, mozione in commissione Cultura della Camera

In Commissione Cultura abbiamo approvato la mozione per il Giorno del Ricordo per sensibilizzare e rendere consapevoli le nuove generazioni, incrementando le iniziative nelle #scuole e al di fuori per trasmettere e conservare la memoria della storia e di quella tragedia.
È una storia che abbiamo il dovere morale di far conoscere.

Per saperne di più sulle foibe, ecco un servizio su Focus.

Giornata per la Vita 2023, lettera aperta a chi (non) ama la vita

Giornata per la Vita 2023, lettera aperta a chi (non) ama la vita

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Sbaglieresti, se pensassi che la Giornata per la Vita che si celebra oggi sia una ricorrenza che riguarda solo cattolici e credenti. Servire la vita e non la morte non è una questione relegata a chi ha una fede religiosa, ma interessa tutti, soprattutto in questo tempo dove la morte segna, purtroppo, il nostro quotidiano.
Non la morte naturale, ma quella provocata, direttamente o indirettamente, dagli esseri umani. Le guerre che ogni giorno tolgono la vita; i tanti, troppi incidenti stradali provocati da alcol, droghe, velocità; le pratiche come aborto ed eutanasia, gli incidenti sul lavoro, i femminicidi, i tanti suicidi debbono interogarci su quale senso oggi diamo alla vita.

Non voglio convincerti a cambiare idea, ma soltanto a ragionare insieme su come il presente, nonostante le apparenze, sia dominato da una cultura che nega la vita. E lo fa in tante occasioni, in mille contesti dove la vita è umiliata, soppressa, colpita.

Nel documento dei vescovi italiani pubblicato per la Giornata per la Vita 2023, intitolato La morte non è mai una soluzione”, si legge preoccupazione e tristezza nel

constatare come il produrre morte stia progressivamente diventando una risposta pronta, economica e immediata a una serie di problemi personali e sociali. Tanto più che dietro tale “soluzione” è possibile riconoscere importanti interessi economici e ideologie che si spacciano per ragionevoli e misericordiose, mentre non lo sono affatto”.

Giornata per la Vita 2023

Celebrare oggi la giornata per la vita significa interrogarci su cosa vogliamo far prevalere, se le ragioni della vita o quelle della morte. Se vogliamo servire la vita o se accettiamo di chinare la testa di fronte a chi la vita la nega.
Ogni giorno, nella nostra quotidianità, abbiamo la possibilità di scegliere la vita: educando all’amore e al rispetto i nostri figli, adoperandoci affinché non siano le condizioni economiche a imporre a una donna se partorire o abortire, impegnandoci in politica o nel volontariato perché non sia il suicidio la soluzione alla sofferenza.

giornata per la vita 2023 giorgia latini deputata

 

Come la sinistra ha tenuto prigioniera la cultura italiana

Come la sinistra ha tenuto prigioniera la cultura italiana

cultura di destra cultura di sinistra giorgia latini

(ANSA) – ROMA, 20 GEN – Il rilancio “trae origine dalla cultura che da sempre è il forte antidoto alla sofferenza. Occorre raccogliere le energie dal territorio per garantire crescita e sviluppo” Così il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, in occasione della cerimonia di inaugurazione ufficiale di Bergamo Brescia Capitale Italiana della Cultura 2023 durante la quale plaude alle iniziative che vedono la “prospettiva di rinascita attraverso la scelta nobile della cultura”.

La cultura può davvero aiutarci a guarire? a essere migliori? a prosperare? Le parole del ministro Sangiuliano potrebbero sembrare una formula facile, quasi consolatoria, davanti a scenari internazionali drammatici e pericolosamente instabili.

In realtà la cultura, se sottratta ai massimalismi ideologici che spesso l’hanno piegata a strumento di poteri brutali, può essere davvero una “scelta nobile” di “rinascita”. Eppure in Italia per decenni il termine “cultura” è stato avocato prepotentemente solo da una parte politica, la sinistra, in particolare la sinistra marxista.

Cultura di destra, cultura di sinistra

Non voglio entrare nella polemica fra “cultura di destra” e “cultura di sinistra”: trovo, anzi, che restringere il campo a destra e sinistra in un paese come il nostro può forse essere una semplificazione utile per una polemica giornalistica, ma è limitante, non dà conto della realtà complessa e dell’eterogenea storia culturale italiana dell’ultimo secolo almeno.

Dovremmo operare ulteriori divisioni (cultura di sinistra riformista, cultura di destra sociale, cultura liberale, cultura cattolica tradizionalista, cultura cattolica progressista, cultura conservatrice ecc) fino a trovarci davanti un’infinita lista di definizioni di “cultura”, così frammentaria da rendere impossibile qualsiasi forma di sintesi.

Egemonia culturale della sinistra: la falce per tagliare, il martello per schiacciare

Al di là delle singole definizioni, quello che è interessante osservare è come in Italia, almeno dalla fine della seconda guerra mondiale in avanti, tutto ciò che valicava i confini dell’ortodossia di sinistra, non trovava posto nelle case editrici, nelle scuole e università, nei mezzi di informazione, nei grandi appuntamenti pubblici. La ricerca dell’egemonia culturale è sempre stata per la sinistra l’automatica ricerca del consenso sociale, e soprattutto elettorale.

Quali che fossero le culture “altre”, il monopolio marxista è stato davvero falce e martello che ha tagliato e schiacciato tutto ciò che non rientrava nel canone culturale comunista.

I cosiddetti ‘intellettuali’ avevano tutti o quasi tutti la tessera del partito comunista e molti vennero eletti parlamentari nelle file del Pci, magari come “indipendenti di sinistra”. Erano loro, quasi tutti uomini beninteso, che dettavano la linea di ciò che si doveva pubblicare, leggere, recensire, studiare, vedere al cinema, ascoltare alla radio.

Libri, film, musica… tutto il consumo culturale italiano per decenni è stato preventivamente filtrato da una sorta di implicita censura marxista. Un giornalista fuori dal coro? Un nemico del popolo, ovviamente. Un musicista che cantava di sentimenti e non delle imprese del proletariato? Esiliato nella categoria dei “fascisti”. Uno scrittore conservatore? Difficilmente avrebbe trovato un editore disposto a pubblicarlo.

Per non parlare, poi, dei “cattivi maestri” che hanno usato gli strumenti culturali per marchiare a fuoco un’intera generazioni di giovani, protagonista della sanguinosa stagione del terrorismo.

Cultura di destra? Facciamo (qualche) nome

I nomi che non appartenevano alla cultura di sinistra facevano fatica a emergere, a trovare il loro posto al sole. Eppure il contributo delle culture non marxiste in Italia è stato importantissimo.

Pensiamo a grandi figure di intellettuali scomodi, scrittori, giornalisti, editori, poeti, filosofi come Giovannino Guareschi, Leo Longanesi, Ennio Flaiano, Augusto Del Noce, Giovanni Volpe, Giuseppe Prezzolini, Indro Montanelli, Giovanni Raboni, solo per citarne alcuni.

Accanto a questo elenco, che potrebbe continuare a lungo, ce n’è un altro, forse altrettanto o ben più corposo, di autori negati, sommersi, emarginati.

Del resto, abbiamo studiato su antologie dove l’unica critica letteraria ammessa era quella marxista; abbiamo conosciuto la storia solo attraverso una storiografia pesantemente influenzata da storici faziosi che negavano (e magari negano ancor oggi) la tragedia delle foibe; nei libri di filosofa, le analisi dei filosofi di destra semplicemente non trovavano nessuna ospitalità e perfino le avanguardie poetiche hanno negato cittadinanza alla parola poetica che non fosse omologata al ‘pensiero unico’.

Marx ha sempre ragione

Il meccanismo di egemonia culturale – esercitato anche con la forza dell’esclusione, dell’emarginazione, della minaccia, dei ricatti, dell’autocensura – colpiva perfino gli intellettuali di sinistra che dissentivano dalla linea. Quando qualcuno osava criticare, era tacciato d’essere un nemico del popolo e i nemici, si sa, non hanno diritti. Quindi, o il letterato diventava un “intellettuale organico” all’egemonia di sinistra, impegnato obbligatoriamente al servizio della causa del proletariato, schierato contro “il capitalismo e i padroni”, oppure veniva messo da parte.

Per paradosso, era sempre la cultura di sinistra che tracciava l’identikit non solo di se stessa, ma anche dei suoi avversari, relegando qualsiasi “cultura di destra” nel ghetto della cultura fascista, antisemita, razzista e negando, quindi, ogni possibile cittadinanza a ciò che non obbediva alle parole d’ordine dei maître à penser comunisti.

La cultura, tra identità e orizzonte

La cultura di cui dovremmo riappropriarci è quella che ricerca e non nasconde, quella che conosce e mantiene la propria identità ma che non mette steccati e, soprattutto, non distorce la realtà per adeguarla alle follie ideologiche di una parte politica.

La cultura è al tempo stesso identità, storia, saperi, ma è anche sguardo critico verso il presente, è conoscenza e conservazione dei valori, ed è anche capacità di guardare lontano, di immaginare l’orizzonte.

Il fastidio degli intellettuali di sinistra quando oggi sentono parlare di cultura di destra è il sintomo più forte della loro debolezza e gli attacchi sguaiati che portano sono la rappresentazione plastica della fatica che fanno nel ricollocare al posto giusto le tessere di un puzzle che i loro stessi elettori hanno mandato all’aria.

Oggi possiamo dire che “fare cultura” è più facile, perché siamo più liberi (anche se certa sinistra è pronta a sostituire il dogma marxista con il dogma del ‘politicamente corretto’) e siamo consapevoli che non dobbiamo vergognarci dei valori della civiltà occidentale – i nostri valori – ma anzi che tramite quei valori possiamo meglio leggere il mondo, con la libertà che da sempre caratterizza la nostra cultura.

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Il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano con la vice presidente della Commissione Cultura della Camera, Giorgia Latini